La tremenda estate dell’anno 2003
Premessa:
Correva l’anno 2003, un anno come tanti altri con eventi e questioni economiche come sempre all’ordine del giorno, da qualche anno gironzolava l’Euro e le questioni che tenevano banco erano ancora quelle.
Il riscaldamento globale non faceva breccia ancora, si notava qualche cambiamento, ma in maniera graduale, senza grossi sconvolgimenti o sentore di eventi importanti.
In inverno ancora nevicava facilmente al piano, il freddo era ancora presente e ancora lo sarà negli anni successivi (passaggi come il 2010 e il 2012 lo faranno ricordare).
Tutto bello, tutto calmo fino a questa malefica annata meteorologicamente parlando, vissuta da parte mia lavorando al mare, quindi vivendo in modo ancora più amplificato la follia termica del periodo estivo.
Ma ero un ragazzetto giovane e a parte lo stupore, la sofferenza si superava, anche se l’Aria condizionata non era ancora un must di ogni locale in quegli anni.
L’incipit invernale:

Partì tutto da un inverno del tutto normale, con le sue perturbazioni e i suoi passaggi. Il Vortice Polare non fu particolarmente compatto in stratosfera, ma in basso era molto in forma.
Le perturbazioni si facevano vedere e l’Azzorre era bello in forma. Il NAM non fece le bizze come adesso e tutto sembrava piuttosto regolare.
Allo stato attuale e con le problematiche a livello termico che abbiamo sviluppato negli ultimi 20, anche solo una stagione invernale movimentata come quelle sarebbe il massimo, garantendoci delle belle soddisfazioni.
Gli affondi avvenivano con convinzione, le rodanate erano ancora in grado di portare freddo talvolta intenso anche sulle Regioni tirreniche e le occasioni per la neve erano ben diffuse.

Il passaggio in primavera:
Arrivò il mese di Marzo, caldo per l’epoca, con un periodo di Anticiclone Africano abbastanza importante intorno a metà mese, ma che ormai al giorno di oggi non stupisce più.
Dopo l’anticiclone arrivò una bordata da est, seguita da altro Anticiclone fino a inizio mese di Aprile. Nel complesso un mese primaverile caldo ma ancora movimentato con i classici scambi meridiani tipici della primavera, che sarebbero proseguiti anche nelle settimane successive.


Poi arrivò Aprile, allo stato attuale quello che segna ancora una (se non l’unica) delle nevicate più tardive anche a quote di pianura sulla nostra Romagna. Nevicò intorno alla fine della prima decade, con una configurazione che vide entrare una goccia di aria continentale con termiche fino a -8 in quota, e quasi 10 cm di neve in pianura.
I danni furono abbastanza limitati grazie ad Aprile stesso, la mattina dopo la nevicata infatti si sciolse tutto nel giro di 3-4 ore con temperature che si alzarono molto rapidamente.
Al momento nel corso della mia vita, me la ricordo come l’unica nevicata di Aprile alle nostre quote, andai a scuola alla mattina con un manto bianco uniforme, ritornai a casa con 15 gradi e senza la minima traccia nevosa.
L’estate anticipata dal mese di Maggio e l’entrata nell’inferno:
Qualcosa di strano c’era nell’aria……
Tra la fine di Aprile e l’inizio di Maggio, l’Anticiclone Africano alzò precocemente la testa verso Nord, si piazzò sul Nord Africa con termiche di tutto rispetto.
Complice il progressivo indebolimento del getto, gli affondi da Nord si concentrarono in Oceano, amplificando la risalita Africana e stimolando un blocco dai geopotenziali estremamente elevati con fulcro tra Italia e Balcani/Grecia.
Questo blocco aveva a sostegno delle termiche di tutto rispetto, i primi +20 in quota già presenti al sud, con temperature già oltre i 30 gradi su vaste zone del territorio, che solo 15 giorni prima avevano vissuto temperature sotto o vicine allo 0.
Era il preludio dell’anomalia che ci avrebbe perseguitato nei mesi successivi.
Un blocco circolatorio a livello Mediterraneo, con una bassa pressione o una zona a bassi geopotenziali situata a Largo della Penisola Iberica (falla Iberica) in grado di stimolare la risalita dell’Anticiclone Africano, stante l’assenza totale dell’Anticiclone delle Azzorre, ritiratosi ad Ovest dell’Oceano Atlantico.

Situazione di passaggio o transitoria si poteva pensare…e invece no.
A partire dal mese di Maggio e gocce fredde, sempre più deboli iniziarono a infrangersi sulle Alpi o affondare rapidamente a sud causando più umidità che altro, il mese iniziò ad assumere connotati più estivi che primaverili, facendo strada al periodo successivo, a cui nessuno era preparato.
GIUGNO fu il primo mese a farci capire che non si era di fronte ad una stagione africana.
Si creò una situazione configurativa bloccata, con affondi Atlantici senza spinta da parte del getto, il che vuol dire che l’Atlantico risultò depresso e oggetto di affondi freddi per quasi tutta la stagione. La risposta verso Est fu rapida e implacabile.
L’anticiclone Africano risalì gradualmente costruendo una cappa Anticiclonica impenetrabile, specie a sud delle Alpi, ma anche su Francia, Spagna ed Europa centrale.
La prima e l’ultima decade di Giugno furono molto pesanti su tutto il paese, con termiche ben oltre la +20 in quota e con umidità in crescendo.
LUGLIO proseguì, anche se nel contesto totale è considerato il mese meno intenso dei 3.
AGOSTO fu il peggiore di tutti, infatti i geopotenziali africani raggiungero il culmine con un’anomalia termica mostruosa sul Centro Europa, e ancora oggi non battuta nemmeno dalle estati più recenti (almeno fino ad oggi, inteso anno 2024).
A questi si doveva aggiungere il fatto di una stagione già avanzata, del mare già caldo, della siccità che su alcune zone si era fatta pesante e di vari fattori.
La mappa termica e dei geopotenziali del mese di Agosto parla da sola, con il getto e le perturbazioni ben lontane dal Territorio Europeo, invaso da termiche di alto livello su tutta la sua Estensione. La particolarità infatti non fu la potenza delle termiche ma LA PERSISTENZA E L’ESTENSIONE.


Temperature e danni in Europa e Italia:
L’Europa fu colpita in modo molto variegato, la zona con temperature in valori assoluti più alti fu quello Sud Occidentale, specie il Portogallo.
in Portogallo ad Amareleja nell’Alentejo, il 1º agosto fu raggiunta la temperatura record di 47,3 °C.
In Spagna i maggiori picchi termici si registrarono in Andalusia con 46,2 °C a Cordova, 45,2 °C a Siviglia e 45,1 °C a Jerez, e in Estremadura con 45,0 °C a Badajoz.
In Francia la canicola ha raggiunto livelli senza precedenti, superando tutti i record di intensità e durata dal 1873, sia per le temperature massime che per quelle minime e medie.
Le temperature hanno superato i 35 °C in due terzi delle stazioni meteorologiche, con picchi superiori ai 40 °C nel 15% delle città. Alcuni dei valori record includevano i 43,1 °C a Décize e i 44,1 °C a Saint-Christol-les-Alès e Conqueyrac, che hanno battuto il precedente record nazionale del 1923.
A Tolosa si sono raggiunti nuovamente i 44 °C, mentre a Orange si è toccato il picco di 42,6 °C. Diverse città, come Auxerre, Romorantin, Montélimar e Gourdon, hanno registrato più giorni consecutivi con temperature superiori ai 40 °C.
Anche Parigi ha vissuto un’estate eccezionalmente calda, con temperature superiori ai 39 °C e nove giorni sopra i 35 °C. La Bretagna, infine, ha superato il suo record storico, superando i 40 °C.
IN ITALIA fummo colpiti duramente con temperature massime intorno ai 40 °C per settimane in molte città.
Il tutto venne amplificato da due motivi, all’epoca la maggior parte dei luoghi non vivevano di climatizzazione e soprattutto è stata la prima stagione così cruenta dal punto di vista termico.
Secondo l’Istat, durante quell’estate si registrarono 18.000 morti in più rispetto all’anno precedente, ma altre fonti, come la rivista New Scientist e il Ministero della Salute italiano, parlano di circa 4.000 decessi attribuibili direttamente al caldo.
Tra le temperature più elevate registrate in alcune stazioni meteorologiche italiane, si segnalarono i 41,1 °C a Firenze e i 40,5 °C a Prato il 5 agosto, oltre ai 40,7 °C a Trento l’11 agosto. Altre città come Piacenza, Milano, Grosseto, e Brescia toccarono i 40 °C, mentre in località come Verona, Ferrara e Bologna, la colonnina di mercurio superò i 39 °C.
ll caldo intenso investì gran parte del paese, con picchi significativi anche in altre città come Torino, Pisa, e Vicenza, rendendo quell’estate una delle più calde degli ultimi decenni.
E in Romagna:
In Romagna, l’estate 2003, oltre che per le temperature fu ricordata per una potente siccità.
Già nel mese di Aprile infatti, le precipitazioni si erano fatte desiderare anche se comunque aveva piovuto con accumuli intorno a 40-50 mm.
Nel mese di Maggio si chiusero i rubinetti con clima già caldo e solamente qualche mm.
A Giugno praticamente non cadde nulla con circa 1 mm di pioggia in tutto il mese, meglio Luglio con un breve passaggio temporalesco con tanto di tromba d’aria nel Santarcangiolese.
Agosto rovente, seguito da un Settembre con una tempeste temporalesca e anno che chiuse circa 300 mm sotto la media pluviometrica.
In termini termici ci vengono in aiuto le temperature registrate a Santarcangelo nei 4 mesi tra Maggio e Agosto. Vi porto un link diretto estratto dal sito di Arcibalbo di Romagna.
Salta subito all’occhio la potenza di Maggio ma soprattutto di Agosto, che unitamente al caldo ha visto tassi di umidità spettacolari con mare a +30 intorno a metà mese e tanto di foschie notturne per la tantissima umidità.
Inoltre furono tantissime le ‘notti tropicali’ che ancora oggi sono un must delle nostre estati, ma che fino a quell’anno venivano raramente registrate. Sono nottate dove le temperature minime non scendono sotto i 20 gradi, impedendo un corretto raffreddamento delle abitazioni e portando disagi. Spesso nei grandi centri urbani, per settimane le temperature non scese sotto i 25, cosa che SEMBRA NORMALE MA NON LO E’.
Un evento simile, si stimava avesse potuto essere ritorni decennali, tuttavia negli ultimi 3 anni, abbiamo già portato a casa gli altri due gradini del Podio….
PERSONALMENTE STO SOLO ATTENDENDO LA PROSSIMA VOLTA.
